All the way from Vega, kid.

gennaio 21, 2011 § 1 Commento

Non voleva fare valutazioni affrettate, ma si sarebbe detta lunga all’incirca 15 metri. Doveva fare misurazioni precise, ma era sicuro di non essere andato troppo lontano dalla realtà. Era sicuro perché una volta, molti anni prima, era in barca a pescare marlin quando all’improvviso un grosso squalo si avvicinò alla barca. Lo catturarono il giorno dopo, ufficialmente per sbaglio. La località era piccola e le dimensioni e peso dello squalo furono pubblicate in prima pagina sul giornale. 4 metri. Aveva un dato da correlare alla fotografia che era rimasta nel suo cervello. Il grande animale a pelo dell’acqua, che affiancava la barca tranquillo. Era 4 metri. Non lo scordò mai e gli servì sempre nella vita. Difatti incamminandosi fu felice di scoprire che  doveva essere poco più corta di 4 squali, la scia.
Aveva tutta la luce che voleva per fare le sue valutazioni. I grossi rami degli alberi erano stati spezzati dall’oggetto che aveva lasciato quell’enorme canale nel mezzo della foresta. Non voleva camminarci nel mezzo e si teneva a lato, tra la boscaglia fitta. Mani dietro la schiena, camminava e osservava con cura ogni metro percorso, intento all’analisi. I rami erano spezzati sia a terra, che alla punta dei grossi alberi tra cui camminava. Annotò mentalmente che anche le radici erano divelte. Una volta percorsa la scia in tutta la sua lunghezza, prese la bindella dalla borsa a tracolla, la fissò con un ramo nel punto in cui la vegetazione riprendeva ad esserci e si fece il viaggio inverso. Questa volta notò cose che di primo acchito gli erano sfuggite.
“Dice che la foresta è morta?”
Si girò a guardare da dove arrivasse la voce.
“Perché pensa questo?” rispose.
“Mio padre dice che quando ti prendono le misure, è per farti la bara.”
“Suo padre è un uomo saggio, ma in questo caso la foresta non è morta, signor?”
“Michael” rispose il bambino, visibilmente sollevato che la foresta non fosse deceduta.
“E allora perché ne prende le misure?”
“Vede Signor Michael, si da il caso che il mio lavoro consista nel documentare scientificamente, fenomeni che normalmente non si spiegano.”
Dicendo questo, si tirava i pantaloni ben sopra la cintola e con estrema cura mosse un paio di passi all’interno della scia.
“Mio fratello dice che è stato il calcio di un gigante. Lui e i suoi amici hanno le prove ma ha detto che non me le faranno vedere.”
Ora con un paio di pinze chirurgiche, prelevava campioni di felci spezzati che finivano in sterili sacchetti di cartone.
“Lungi da me dare del bugiardo a suo fratello, ma posso affermare con discreta certezza che non è stata opera di un gigante. Inoltre, se fosse stato un calcio di una siffatta creatura, avremmo notato orme e altre scie correre per tutta la vostra deliziosa vallata, ne conviene?”
Il bambino annuì poco convinto.
“Non sarebbe bello, no. Un gigante avrebbe rotto gli alberi della gomma, poi. Mio padre coltiva alberi della gomma.”
“Deliziosa occupazione, me ne complimento.”
Di quale fosse stata la causa di quel trambusto nella foresta, il bambino ne aveva una vaga idea. Una notte molto calda, molti anni prima – o forse solo l’anno prima, il bambino non ricordava-, avevano visto una stella cadente mentre bevevano l’acqua alla menta per riuscire a dormire. Sua madre, che aveva studiato, gli spiegò che erano tutte attaccate ma qualcuna spesso veniva giù. Al bambino la storia non tornò molto, pensava che fosse strano che nessuno lassù controllasse. Se fosse stato lui, avrebbe controllato.
“Deve esserne caduta un’altra. Non sono molto attenti lassù.”
L’osservatore smise di prendere appunti sulla profondità del varco e squadrò il bambino.
“Non mi dica niente, Signor Michael. Ogni volta che succede sono costretto a venire quaggiù a fare rilievi dell’accaduto. Non capita spesso di trovare persone a modo come lei per poter chiacchierare.”
Sembrava ne facesse uno schizzo sul quadernetto, alzava e abbassava la testa guardando attentamente il grande solco nel verde che aveva innanzi.
“Uhm, devo tornare, c’è da innaffiare i semi.”
“Mi dispiace perdere la sua compagnia Signor Michael, ma il dovere è il dovere. La saluto.”
Il bambino si voltò deciso, direzione casa.
“Ah, Signor Michael!” gli mando l’osservatore.
“è meglio lasciare suo fratello della sua opinione, ne conviene?”
Al bambino tutto tornava, c’era solo da controllare meglio.
Anche all’Osservatore tornava, ma di squali lunghi come questo solco non ne vide mai.

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