Nel ventre della nave che corre

gennaio 27, 2011 § 2 commenti

Non ci si alza tardi. Lo sapeva anche mio nonno che alle sette e trenta, dopo aver pazientato un’ora, veniva in camera nostra e accendeva la luce senza preavviso. Non ci si alza tardi per chi è già sveglio e ti vuole bene ha paura che tu non voglia alzarti. Che ci sia qualche motivo che ti costringe a letto. Come quando mio padre entrava in camera e mi svegliava, e con gli occhi duri e dolenti mi diceva che era ora di alzarsi e di fare quel che c’era da fare, che non si può sempre dormire. Era il suo modo di farmi forza, di dirmi che non potevo arrendermi già dal mattino. Un modo di abituare la tua prole a resistere, che chi dorme non combatte, solo dorme.

Poi magari avevi solo sonno e non avevi pensato a niente di tutto questo, ma a forza di crescere senza preavviso, ogni giorno, hai assimilato quel pensiero. Sveglia, alzati, riempiti di buoni propositi e alla sera conta quanti ne sono morti o sono appassiti come fiori. Dopodiché ricomincia.

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